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Tanti modi di essere donne – e di vivere il proprio corpo

I risultati di una prima ricerca

Premessa: perché è stata condotta questa ricerca

Viviamo in una società contraddittoria, che da un lato chiede alle donne di essere attraenti e sexy e dall’altro lato le penalizza quando si adeguano a questa richiesta.

Nei media (TV, cinema, internet) le donne ‘di successo’ sono attraenti, alla moda, sorridenti, disponibili, sexy. Il messaggio è che per avere successo il cervello non basta (o addirittura non serve): devono esserci invece un fisico mozzafiato e un atteggiamento provocante.  Che si tratti di letterine, desperate housewives o avvocatesse in carriera, sembra che senza reggiseno pushup, abbigliamento aderente e atteggiamento ammiccante non si vada da nessuna parte. E il successo, per una donna, spesso non viene rappresentato come il raggiungere obiettivi importanti, ma semplicemente come l’essere attraenti e desiderate. Anche nella vita quotidiana è normale vestirsi, atteggiarsi, trasformare chirurgicamente il proprio corpo per cercare di catturare l’interesse sessuale di chi ci circonda.

Essere attraenti può essere gratificante ed infondere sicurezza. Mentre alcune donne affermano di sentirsi a disagio quando sono oggetto di ammirazione sessuale, altre dicono di cercare attivamente quest’attenzione. Secondo alcune, la sessualizzazione perpetua una femminilità succube, oggetto inerte del desiderio maschile, mentre altre ritengono che essa possa essere una forma di auto-affermazione e di presa di controllo sul proprio essere donna e sulla propria sessualità.

La contraddizione sta nel fatto che anche quando una donna è in linea quest’immagine sexy, possono esserci conseguenze negative. Le ricerche scientifiche infatti mostrano che le donne attraenti e sexy vengono considerate meno competenti, più vulnerabili, meno capaci di provare emozioni e sentimenti, meno adatte per professioni dirigenziali e sono più a rischio di molestie sessuali. Una ricerca recente di Blake e collaboratori, per esempio, ha evidenziato che presentarsi in modo sexy aumenta il rischio di molestie perché si viene percepite come più sessualmente disponibili e meno capaci di agire, meno assertive (Blake, Bastian e Denson, 2016, pubblicata sulla rivista Aggressive Behavior). E’ probabilmente ancora più preoccupante il fatto che le donne stesse possono arrivare a dare un’eccessiva importanza al proprio essere sexy e riporre gran parte della propria autostima nell’essere fisicamente attraenti, mettendo in secondo piano il resto: i propri sogni, speranze, capacità. Si può arrivare all’auto-oggettivazione, ossia a considerare se stesse come oggetti, come corpi fatti per gratificare l’altrui desiderio sessuale.

Con questa ricerca voglio studiare il modo in cui le donne vivono l’auto-sessualizzazione, ossia il grado in cui è associata a gratificazione, sicurezza in se stesse, o al contrario ad auto-oggettivazione.

 

Auto-sessualizzazione – quei comportamenti che mettiamo in atto per apparire in modo sexy (per esempio, truccarci, scegliere capi d’abbigliamento sexy)

Auto-oggettivazione (sessuale) – considerare se stesse come degli ‘oggetti sessuali’ il cui valore consiste principalmente nell’essere attraenti

Gratificazione legata alla sessualizzazione – il fatto di gradire, sentirsi gratificate dall’essere oggetto di attenzione sessuale

Empowerment legato alla sessualizzazione – la sicurezza in se stesse provata quando ci si sente attraenti

Un breve riassunto dei primi risultati della ricerca.

Nell’estate 2016 è stato condotto un primo studio, attraverso la tecnica del questionario  via internet.  Il questionario toccava diversi aspetti relativi al comportamento, alla personalità, all’immagine della donna nella società. Hanno risposto 191 donne maggiorenni (età tra 18 e 70 anni).

1. Sviluppo di un indice di frequenza di auto-sessualizzazione:

In generale, è emerso che c’è un legame tra la frequenza con cui le donne che hanno risposto al questionario mettono in atto i diversi comportamenti di auto sessualizzazione: per esempio, le donne che mettono spesso i tacchi alti sono anche quelle che si truccano più frequentemente, usano abbigliamento aderente e si depilano più frequentemente l’area pubica.

Sulla base di quest’osservazione è stato possibile creare un indice riassuntivo della frequenza dei comportamenti legati all’auto-sessualizzazione. Questo indice è stato sottoposto a validazione studiando il legame con le altre variabili misurate nel questionario: è emersa un’elevata correlazione con le risposte che riguardavano l’intenzione di apparire sexy agli occhi delle altre persone. In altre parole (semplificando un po’) i risultati mostrano le donne che mettono in atto più frequentemente i comportamenti descritti (per esempio quello di truccarsi, o quello di depilarsi) sono anche quelle che affermano che per loro è più importante sembrare sexy, che essere se stesse.

Perciò un primo risultato apprezzabile della ricerca è lo sviluppo di uno strumento valido e affidabile dei comportamenti di auto-sessualizzazione, che potrà essere usato in ricerche successive.

Un secondo indice riassume la frequenza dei comportamenti di ‘cura di sé’: come per esempio andare dal parrucchiere, usare creme per il corpo, fare la manicure.

2. Differenze legate all’età.

E’ emerso, in maniera non sorprendente, che sono le donne più giovani ad auto-sessualizzarsi di più: per esempio si truccano più spesso e si vestono più frequentemente in maniera sexy rispetto alle donne più adulte.

Con l’aumentare dell’età, però, aumenta la frequenza dei comportamenti legati al “prendersi cura di sé”, come andare dal parrucchiere o fare la manicure.

3. Le possibili conseguenze negative dell’auto-sessualizzazione e il ruolo protettivo giocato dall’apprezzamento del proprio corpo

In generale, come indicavano già ricerche precedenti, le donne che si truccano e si vestono più frequentemente in modo sexy tendono con maggiore probabilità a considerare se stesse come oggetti, a preoccuparsi e a sentirsi inadeguate quando non appaiono “al meglio”.

I risultati di questa ricerca però indicano che non tutte le donne associano l’auto-sessualizzazione all’auto-oggettivazione. Il legame si osserva soprattutto tra le donne meno soddisfatte del proprio corpo. Questo suggerisce che la sicurezza in se stesse e nel proprio corpo sia un elemento importante, che ci può difendere dall’auto-oggettivazione e dalle sue possibili conseguenze negative. Questo aspetto, che non era stato studiato in precedenza, viene approfondito in un secondo studio, che sto effettuando in questo momento.

Questi risultati sono stati presentati al XIV Convegno dell’Associazione Italiana di Psicologia, Sezione di Psicologia Sociale, Napoli 22-24 Settembre 2016, all’interno del Simposio “L’immagine della donna: oggettivazione fuori e dentro i mass media II”

 

Alcuni suggerimenti per approfondire questi temi:

  • Sull’auto-oggettivazione e sulle sue conseguenze:

Giusy Pacilli. Solo per i Tuoi Occhi… L’Oggettivazione Sessuale in un’Ottica Psicosociale. In Mind Italia 1, 19-25. http://it.in-mind.org/uploads/Italia/Issues/1/Pacilli.pdf

  • Sulle conseguenze negative della sessualizzazione delle bambine e delle adolescenti:

American Psychological Association. Task Force on the Sexualization of Girls (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls. Washington, DC: American Psychological Association. www.apa.org/pi/wpo/sexualization.html

  • Sessualizzazione e molestie sessuali:

Blake, K. R., Bastian, B., & Denson, T. F. (2016). Perceptions of low agency and high sexual openness mediate the relationship between sexualization and sexual aggression. Aggressive behavior. (riassunto dell’articolo)

Informazioni su zogmaister

Psicologa (n. 5559 Ordine degli Psicologi della Lombardia) Professoressa Associata di Psicologia, Università di Milano Bicocca
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